Treversata del Monte Porrara dalla Stazione di Palena a Guado di Coccia In evidenza
Scritto da Giorgio Carrozzini-
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Siamo opachi, non trasparenti come il vetro o limpidi come l'acqua d'un bicchiere... siamo opachi, come un vetro smerigliato di sfaccettature multicolori.Uomini e donne portano a spasso queste cattedrali di vetri colorati lungo le strade vere e metaforiche di questo mondo, sulle grandi autostrade del tempo, lungo le vie lastricate di buone intenzioni. Si muovono con il loro pesante fardello dondolando a tratti scontrandosi fra loro e facendo tintinnare i molti ninnoli interiori. Se ci si ferma ad ascoltare, possiamo udire qualche voce, è un predicatore forse, o il portavoce senza volto di un confessionale buio, c'è qualcuno che bisbiglia o prega forse... Si posso sentire rumori strani provenire da questi luoghi di culto, sono le case delle nostre anime, brulicano di topi confusi. Si sgretola qualche muro, ogni tanto risuona la caduta di qualche icona barocca. Queste meravigliose cattedrali sono opache anche ai nostri stessi occhi. La spada non può ferire se stessa, figuriamoci la cattedrale conoscere il proprio apparire. E' fra uno spintone e l'altro, fra un urto ed un incontrarsi che scopriamo i limiti del nostro agire. Non tutto posso fare le cattedrali. Alcune si sono dotate di un Vescovo pesante e moralizzatore, altre di un console mansueto, qualcuna di un pigro eremita canuto. La storia di questa settimana, direbbe lo strillone televisivo, è quella di cattedrali buffe e turbolente dove dai soffitti a cassonetto si calano, sospesi, trapezisti spericolati, equilibristi e acrobati di fama. Muri di muschi umidi e resistenti, vecchie storie appese ai muri. Tutto questo è il racconto di come di come, camminando, si rinnovano vecchie credenze, per non dire “fedi”... Perché di fede si tratta, forse, niente di razionale e niente di facilmente spiegabile, questo si racchiude nella passione per la montagna... Fra le pagine di qualche scritto elettronico è iniziata la mia amicizia con Anna, nel modo più virtuale possibile... già... quasi più di tre o quattro anni fa... Ci rincorriamo per mesi, come può accadere con persone che senti curiosamente affini, finché non decidiamo di organizzare la ripromessa uscita in montagna. Anna è di origini Molisane, la sua infanzia l'ha trascorsa a Rivisondoli, quella non è solo la sua terra, è la sua anima... Salire al Porrara sarebbe l'ideale. Rifiuta la mia proposta di salire a Cima Lepri, ma perché no... una cima vale l'altra... ma questa vale di più. Anna che su queste montagne ha imparato ad affrescare la sua Cattedrale, mi vuole regalare un pezzo della sua terra. Lo capisco solo al ritorno, quando passiamo sotto Rivisondoli e mentre parla la voce le si spezza in gola. Ok... posso sostenere questo premio. Spero di riuscire ad essergliene grato anche in futuro. Arriviamo alla Stazione di Palena alle 8.30 di mattina. Il progetto si va facendo nel corso della giornata. Decidiamo di salire dalla Stazione di Palena lungo la cresta del Porrara per scendere da Guado di Coccia. Io sono completamente a ricasco, è meraviglioso, almeno per una volta farsi portare. - Prendiamo la littorina da Campo di Giove e torniamo a Palena in pochi minuti. Il tutto è riuscire a prendere il treno in orario. Esulto all'idea di questa nuova leggerezza con la quale è possibile affrontare l'escursione. Per essere un rilievo della Majella il Monte Porrara non è una cima molto elevata. Appena 2137 metri di quota la cima più alta, il Porrara è costituito da una lunghissima cresta assai affilata e perfettamente percorribile per tutta la sua lunghezza. Le tracce di sentiero sono nette e anche nelle nuvole è impossibile perdersi. Anna ti racconta che in inverno la cresta, già molto aerea d'estate, quando è coperta di neve sembra affilatissima. La sensazione di precipizio è enormemente accentuata. Pesca nella sua memoria e ricorda le lunghe sgroppate scialpinistiche con gli amici. Quando ricorda quei momenti ride con il piacere intimo di aver dato tutta se stessa, di aver profittato pienamente di ogni occasione e di non essersi risparmiata mai le forze ed il coraggio di avventure incredibili. La salita al Porrara dalla stazione di Palena è dolce e graduale. Non si vede la cima finché non vi si è praticamente addosso. Le nuvole coprono il panorama, il vento gelido ci congela le orecchie e siamo costretti ad indossare i cappucci. A tratti le nuvole si aprono facendoci intuire un panorama vastissimo: a oriente la montagna si affaccia sulle campagne del Pescarese; a occidente il panorama si interrompe sul Pizzalto e sulle cime del Rotella e delle Toppe del Tesoro. In discesa incontriamo qualche passaggio sdrucciolevole, è piacevole mettere mani e piedi sulle roccette e anche su questo Anna sembra essere a suo agio. Il suo curriculum di montagna è completo. Dalla roccia allo scialpinismo non si è risparmiata niente. Il suo passo è spedito e sicuro. Non ha esitazione neppure sulle placchette più sdrucciolevoli. Mi sento ridicolo nel dirle “attenzione che qui si scivola”, ma sono un ansioso e certe cose non riesco ad evitarle. Scendiamo da Guado di Coccia con passo spedito inseguiamo l'orologio che corre verso l'orario di partenza della littorina. Da Guado di Coccia prendiamo la strada statale fino a Campo di Giove. Con passo marziale percorriamo in appena 45 minuti il tratto di strada che separa la zona residenziale degli impianti sciistici di Campo di Giove al paese vero e proprio. Ci fermiamo in un bar della piazza principale e ci tracanniamo una birra di quelle che solo chi ha sete sa quanto può far bene. Ma è la sete di amicizie nuove che viene soddisfatta per prima... la compagnia di Anna mi ha fornito quella lente d'ingrandimento per vedere ancora più grandi le bellissime montagne dell'Appennino. Grazie Anna! La littorina passa in orario riportandoci alla stazione di Palena. |
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Altre Informazioni
- Link di Interesse: Parco Nazionale Abruzzo Lazio e Molise