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AREALE
Il genere Fagus è esclusivo dell’emisfero boreale.
Il F. sylvatica L. è una specie tipicamente europea. Il suo areale si estende dalla Spagna settentrionale alla Polonia e all’Ucraina. A nord si spinge fino al sud dell’Inghilterra e alle coste della Norvegia, mentre a Sud il faggio arriva sino in Sicilia orientale. A sud-est la sua presenza sfuma in Grecia lasciando il passo al F. moesiaca e al F. orientalis.
In Italia il faggio è forse la specie più rappresentativa della fascia montana. Infatti i boschi di faggio si estendono per 1.035.103 Ha (IFNC – Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio – 2007).
ECOLOGIA
Il faggio ha bisogno di condizioni ambientali senza estremi e di un clima tipicamente oceanico. Ha bisogni quindi di inverni freddi ma non troppo, primavera piovosa, nebbiosa e senza gelate, periodo vegetativo lungo e suolo con ottime caratteristiche. Fino a che le condizioni di oceanicità sono garantite, in senso altitudinale il faggio si estende dai limiti dell’abete rosso sino a quello del leccio.
Il limite superiore del faggio sulle alpi è 1300 – 1500 m l.m., mentre sugli appennini arriva fino al limite della vegetazione arborea (1600-1800 m l.m. – 2300 sull’Etna) dove si ferma per aridità fisiologica ed il vento. Il limite inferiore è rappresentato dall’aridità e dalla mancanza di freddo adeguato al riposo fisiologico.
Il faggio vegeta in stazioni con temperature medie annue fra i 6 e i 12 °C. Può sopportare temperature estreme in senso negativo, ma ne subisce i danni dovuti alla corteccia sottile facilmente soggetta a cretti da gelo. Le gelate tardive provocano la morte dei germogli, a cui la pianta reagisce svegliando le gemme dormienti. Questo porta allo sviluppo di una chioma incompleta e non sufficientemente indurita per sopportare l’inverno.
Le limitazioni del faggio è legata alle precipitazioni che dovrebbero essere superiori ai 1500 mm di pioggia. Dato che l’apparato radicale è superficiale e concentrato vicino al colletto, il faggio non può cercare acqua in profondità ma esplora solo il terreno ombreggiato dalla chioma e sfrutta l’acqua di percolazione dal fusto.
Il faggio ama terreni areati e senza orizzonti idromorfi. Le esigenze di nutrienti sono ben assolte dalla propria lettiera che si degrada più rapidamente di quella delle conifere.
È una specie tollerante all’ombra nella fase giovanile, anche se il novellame sopporta meno a lungo la copertura rispetto all’abete bianco. Il popolamento adulto riesce ad effettuare una copertura del suolo molto intensa e le uniche specie arboree che riescono a sopportala sono il tasso (Taxus baccata) e l’agrifoglio (Ilex acquifolium). Generalmente il faggio sviluppa popolamenti puri, nel cui sottobosco non crescono altre piante. La presenza di altre specie è possibile solo per fatti accidentali e particolari. La rinnovazione avviene quando si creano delle chiarìe, nelle quali il novellame si sviluppa in massa.
PORTAMENTO
A seconda della stazione, l’albero può assumere la forma di albero di prima grandezza (fino a 40m), con chioma espansa, massiccia e monumentale, o dove le condizioni ambientali si fanno più difficili, si ritrova come arbusto contorto.
FOGLIE
Le foglie sono alterne, di forma ovate o obovate lunghe fino a 10 cm e larghe 6 cm. il margine e ondulato. La foglia completamente sviluppata è liscia e lucida, verde scura nella pagina inferiore, più chiara in quella inferiore. In autunno ingialliscono prima di cadere.
Caratteristiche sono le gemme, di forma lanceolata , lunghe 1-2 cm di colore bruno. Poco prima dello svilupparsi delle foglie diventano rossicce.
FIORI E FRUTTI
I fiori maschili, gialli, e femminili, verdi, sono raggruppati in grappoli e distribuiti sulla stessa pianta. I frutti sono le faggiole: dei ricci ricoperti di peluria ruvida, lunghi fino a 3 cm, che contengono da 1-3 acheni . Sono eduli e ricchi di olio. Produzioni abbondanti di faggiole (pasciona) si hanno ogni 3-5 anni, in funzione delle condizioni stazionali.
CORTECCIA
Grigia e liscia.
USO
Il legno di faggio è liscio, senza nodi, a grana fine e si lascia spaccare facilmente. È utilizzato per molti articoli casalinghi, ma anche per carri, manici, pavimenti, mobili, ecc.
L’olio che si produce dai suoi acheni è usato per l’alimentazione del bestiame e per l’illuminazione.
È utilizzato anche nei frangivento, misto a conifere per la sua chioma fitta e compatta.
L’humus di faggio è molto ricercato dai floricoltori.
Bibliografia:
A.A.V.V.,IFNC, 2007, Inventario Forestale
Bernetti G., 1995, Selvicoltura Speciale, Utet – Torino
Chiusoli A. et al., 1993, Alberi ed arbusti d’Italia, Ed. di Selezione dal Reader’s Digest S.p.a. – Milano
Coombes A., 2006, Alberi, Ed. Dorling Kindersley Handbook.
Poluing O., 1997, Guida degli alberi ed arbusti d’Europa, Ed. Zanichelli – Bologna
Foto di Barbara Colaninno
- Foto superiore a destra: Faggio sui Piani dei Resinelli (LC).
- Foto inferiore a sinistra: Betulla (a sinistra) e Faggi (a destra) in abito autunnale sul Pian delle Betulle (LC). Si vede come sotto i faggi, seppure in area di margine il sottobosco sia pulito.
Foto di Giorgio Carrozzini
- Foto sotto: foglie di faggio sui Monti della Laga
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