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Larix decidua Mill.
AREALE
L’areale principale è sulle Alpi con sottoareali disgiunti nei Sudati e nei Carpazi fino alla Romania. Sono inoltre presenti aree relitte collinari e planiziali in Polonia. Sulle Apli, il limite altimetrico superiore è comune al Pino cembro (2400 m s.l.m) e quello inferiore può arrivare fino ai 1000 m s.l.m.
ECOLOGIA
Il larice è una specie pioniera che colonizza terreni degradati e quindi importante dal punto di vista forestale. Tollera la concorrenza solo in ambienti di quota e sopporta l’associazione con il Pino cembro ed l’Abete rosso. La rinnovazione naturale può avvenire solo su suoli minerali perché il semenzale non riesce a superare lo strato di humus. Ha necessità di acqua a causa della maggiore traspirazione dovuta a ritmi più intesi di assimilazione. Questa necessità è dovuta all’abito caducifoglio, che riduce il numero di giorni per la fotosintesi. Non sopporta terreni umidi ma soleggiati e asciutti. Soddisfa le necessità di acqua con un apparato radicale molto profondo.Le necessità nutrizionali sono soddisfatte da molti funghi micorrizogeni con cui entra in simbiosi.
PORTAMENTO
L’albero ha una i rami radi, grossi e orizzontali. A seconda della stazione, l’altezza può arrivare fino ai 40 m di altezza.
FOGLIE
Gli aghi, lunghi al massimo 5 cm, sono verde chiaro e cadono in inverno. Crescono in ciuffi sui germogli corti, mentre sui germogli lunghi gli aghi crescono singolarmente.Le foglie prima della caduta diventano dorati, distinguendo il larice dalle altre conifere. I rametti sono giallo-paglierino.
FRUTTI
Gli strobili sono piccoli (max 5 cm, noti anche come rosette) disposti sul ramo. Sono ovali e con grosse squame. Rimangono sul ramo anche dopo che i semi sono caduti.
CORTECCIA
La corteccia è marrone e divisa in piccole chiazze grigiastre.
USO
Il legno è di ottima qualità, duro, compatto e resinoso, è usato per scale, mobili, pannelli. La corteccia è ricca di tannini ed è utilizzata in conceria e tintoria. Dalla resinazione si ottiene la “trementina di Venezia”, una resina. D’estate dalle foglie di produceva una “gomma da masticare” che si usava in medicina
Bibliografia:
Bernetti G., 1995, Selvicoltura Speciale, Utet – Torino
Chiusoli A. et al., 1993, Alberi ed arbusti d’Italia, Ed. di Selezione dal Reader’s Digest S.p.a. – Milano
Coombes A., 2006, Alberi, Ed. Dorling Kindersley Handbook.
Poluing O., 1997, Guida degli alberi ed arbusti d’Europa, Ed. Zanichelli – Bologna
Fotografie in alto di Colaninno Barbara – Larici a Livigno (SO)
Fotografia in basso di Marco Regalia - Fotolia.com
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