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Il momento dello scatto fotografico PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Carrozzini   

Il momento dello Scatto FotograficoSaper cogliere l'attimo giusto

Non sempre ci accorgiamo quanto spettacolare sia il panorama intorno a noi. Come è giusto durante una scalata alpinistica siamo più attenti a dove camminiamo, a cosa ci assicuriamo, dove puntiamo la piccozza o dove fanno presa i nostri ramponi. La prudenza, infatti, vuole che si faccia maggiore attenzione alla sicurezza piuttosto che al godimento del paesaggio.

Tuttavia è proprio il paesaggio a richiamare l'attenzione dell'alpinista il quale proprio per quel paesaggio scalerebbe le proverbiali montagne...

Il buon senso e le norme di prudenza dicono certamente che è più saggio scegliere di rinunciare ad una bella foto piuttosto che mettere in pericolo la propria vita e quella dei propri compagni di cordata.
Ma se proprio non è possibile rinunciare prima di tutto è necessario fermarsi, avvisare i propri compagni delle proprie intenzioni ed assicurasi al miglior appiglio possibile.
Prenderemo, qui di seguito, una situazione “tipo” ovvero quella della fotografia scattata lungo la salita di un pendio innevato.
Va considerato che il cambio di visuale dalla parete verso il paesaggio può provocare un senso di improvvisa vertigine accompagnato da disorientamento e perdita di equilibrio. Il più delle volte non si tratta della vertigine patologica ma della naturale reazione fisica dovuta al cambio di profondità del campo visuale. L’occhio deve rapidamente mettere a fuoco oggetti lontani e nel fare questo invia al cervello informazioni sullo spazio tridimensionale creando, per l’appunto, un certo disorientamento. Questa sensazione può durare alcuni secondi e non va sottovalutata.
Va inoltre ricordato che la presenza dello zaino sulle spalle può peggiorare il disorientamento e l’equilibrio, sbilanciandovi nella direzione che meno ci si aspetta.
Per questi motivi prima di girarsi verso il panorama è bene assumere una posizione sicura sapendo che in caso di perdita di equilibrio si possa contare su un buon appoggio. Un esempio di posizione di equilibrio sufficientemente sicura è costituito da entrambi i piedi non troppo vicini fra loro (in modo da avere una più larga base di appoggio) e una mano sulla piccozza profondamente e saldamente fissata nella neve. Stabilita una posizione di sicurezza a questo punto si comincerà a girare lo sguardo verso il panorama lasciando che la vista si adegui al cambio di prospettiva.
Una volta abituati si ci si può eventualmente girare sedendosi in una piccola buca scavata nella neve o un gradino appositamente ricavato.
Qualora sia necessario sfilarsi i guanti è bene che questi rimangano attaccati ai polsi. I guanti tecnici sono provvisti di una fettuccia elastica che al momento di essere indossati va infilato intorno al polso.
Una volta seduti finisce il lavoro diciamo così “alpinistico”, ci si può dedicare a questo punto al lavoro “fotografico”.

Evitate di fare gli sbruffoni, l’arroganza non premia, non scattate con una mano mentre con l'altra scalate una parete. Separando le due attività vi riusciranno meglio entrambe.

Una volta soddisfatta tutta la curiosità fotografica sarà necessario rimettersi su strada. Prima di rialzarsi dalla posizione di sicurezza provvederemo a riporre l’apparecchiatura nell’apposita custodia insieme agli eventuali accessori. A questo punto, con prudenza, ci si potrà rialzare e riprendere la salita.

momento_scatto_02.JPGImpariamo anche a fermarci più spesso.
Andiamo in montagna per assaporare la fatica genuina e l'aria fresca. Spesso però ci dimentichiamo di fermarci per godere anche del paesaggio, ci dimentichiamo che con la pazienza è possibile individuare ottime inquadrature e di conseguenza scattare anche ottime foto. Non è necessario aspettare di essere giunti in vetta per fare le foto. La vetta è spesso un posto desolato e non sempre il panorama è spettacolare, specie negli Appennini dove l'orogenesi delle montagne non è così interessante come nelle Alpi. Si possono scoprire invece interessantissimi scorci nei valloni, nei canali, ed anche nei boschi. L'osservazione è la prima arte del fotografo. Chi non sa guardare certamente non sa scattare fotografie. Bisogna prima di tutto imparare a guardare con pazienza dedicandosi all'individuazione dei dettagli, perdendo tempo ad immaginare come sarebbe una foto, studiando con pazienza i soggetti. Assaporare ed osservare sono lo strumento principale per scoprire che anche posti apparentemente più anonimi racchiudono una magia del tutto particolare. Quella magia e quel senso che sono i sotto i nostri occhi ma che spesso non riusciamo a vedere.

Bibliografia per gli approfondimenti

- Guida alla Fotografia - Carlo delle Cese - Arnoldo Mondadori (1982)
- Fotografia digitale - Ben Long - Apogeo (2002)
- Come si fa una fotografia digitale - Enzo Borri - Tecniche nuove (2004)
- Forografia in montagna – Michele Vacchiano – Vivalda Editori – ALP (1998)

 
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