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Trsmettere l'amore per la montagna...
Stile Alpino non parla di quell'alpinismo che fa rumore solo perché gli sponsor pagano bene.
Stile Alpino parla di quell'alpinismo di cui si sente poco, fatto dai grandi appassionati della montagna.
Abbiamo conosciuto Stefano Michelazzi per puro caso... è così che il più delle volte scopriamo
persone eccezionali ma che non urlano ai quattro venti le loro rare qualità.
Ciao Stefano, abbiamo letto sul tuo sito una cosa assai rara, che ami trasmetter agli altri la tua passione per la montagna insieme alle tue capacità tecniche. Andare in montagna è facile, amare la montagna bhé..., ma scegliere di trasmettere questo amore non è solo segno di grande passione ma anche di intelligenza.
Per questo intanto ti facciamo i nostri auguri di successo.
Quand'è che hai capito che dovevi diventare guida alpina...? E cosa ti ha fatto scattare questa molla...!
Beh...intanto grazie degli auguri e dei complimenti che ricambio per il vostro sito.
L'idea di poter vivere di alpinismo, diventando Guida Alpina è nata molto tempo fa.
Faccio alpinismo da vent'anni, ed ho "scoperto", quasi da subito, che essere in grado di comunicare agli altri la mia passione, vedere la loro soddisfazione nell'arrivare in cima ad una salita, e sapere di essere l'artefice di tutto questo, era come si suol dire, "il mio". Perciò quale situazione migliore di quella di diventare Guida?
Per motivi personali, ho dovuto rimandare questo progetto per molti anni, quasi dimenticarlo, continuando però sempre il mio alpinismo. Poi la scelta di mettermi di nuovo completamente in gioco, grazie anche allo stimolo della mia compagna e di mia figlia, ho mollato tutto (ero dipendente statale di ruolo da 12 anni) ed ho iniziato questa "avventura".
Sono "emigrato" prima a Cortina d'Ampezzo, dove viveva la mia compagna, e poi insieme a Trento, dove viviamo tutt'ora, per avere la possibilità
di prendere parte ai corsi di Aspirante Guida del Collegio Trentino, perchè ho sempre stimato la professionalità delle guide trentine.
Ed eccomi qui Aspirante Guida Alpina.
Roccia, Ghiaccio, Alta montagna, sci accompagnato, free ride, trekking, ferrate, tutte professionalità che ti stanno certamente costando gran sacrificio. Quanto, quanto, quanto sacrificio?
Diventare Aspirante Guida, e quindi professionalizzarsi in alpinismo, è un percorso veramente impegnativo sia in termini di tempo e di denaro, che di grande impegno psico-fisico. Basti pensare che la durata dei corsi è di oltre 90 giorni nell'arco di un anno, e si capisce subito quanto grande sia l'impegno, e quanto grandi devono essere le motivazioni che ti spingono. Bisogna riuscire a conciliare corsi, lavoro e famiglia e spesso questo comporta un gran numero di sacrifici.
A questo va unito quel periodo di preparazione, per affrontare le severe selezioni di ammissione ai corsi.
L'iter formativo non è certo una passeggiata, corsi ed esami continui, con livelli tecnici ben al disopra della media, ti obbligano ad un allenamento continuo e costante, certo è che domani la Guida avrà la responsabilità delle vite dei suoi clienti, ed a questo ti preparano i corsi, anche con la loro durezza.
Per ottenere tutto questo hai dovuto anche importi una certa disciplina. Questo contrasta con il tuo spirito libero? Con il tuo essere zingaro? Da dove hai preso le forze per realizzare il tuo sogno?
ì ho dovuto impormi una disciplina molto rigida, e questo in parte ha contrastato con il mio spirito libero, ma fa parte di quei sacrifici di cui abbiamo parlato prima. Diciamo che il mio essere zingaro, oggi si è arricchito di quelle esperienze che mi fanno vivere la montagna sempre con spirito libero ma una diversa coscienza.
Le forze per raggiungere la realizzazione del mio sogno le ho attinte dal sogno stesso...la passione per la montagna e l'alpinismo sono, credo, fonti inesauribili di energia.
Senti, Stefano, la gente comune quella che in montagna ci va solo per sciare sulle piste, per bersi un prosecco sul terrazzino dell'albergo probabilmente pensa che siamo solo dei pazzi. La domanda te la devo fare ma sei libero di non risponderci: perché proprio l'alpinismo, perché l'andar per monti?
Vengo da una città, Trieste, che ho sempre amato definire "una città di mare con la vocazione per la montagna". I triestini sono ben noti per essere dei frequentatori assidui delle montagne in genere, ed io figlio di quella terra non potevo essere altrimenti.
Già da ragazzini, nati nei quartieri della zona industriale "scappavamo" dalle ciminiere delle fabbriche rifugiandoci sulle alture del Carso Triestino facilmente raggiungibili dalla città. A 8 anni vivo la mia prima esperienza speleologica insieme a mio padre, speleologo fin da ragazzo, e mio fratello minore. La speleologia diventa una mia passione, per quanto riguarda la parte esplorativa ma...sento che mi manca qualcosa...
Intanto l'andar per monti assume una nuova forma, frequentando le colonie estive. Lì degli accompagnatori amanti della montagna "battezzano" alcuni di noi con salite dalle vie normali alle cime principali della Catena Carnica. Oggi a distanza di tanti anni e con la coscienza di Guida mi chiedo come si prendessero tali responsabilità con animo tanto leggero...
Ma aldilà di tutto, questo mi fa prendere contatto con la "vera" montagna.
Passeranno ancora anni prima che mi renda conto di quale fosse l'anello mancante, ma alla fine da un gioco nato durante il servizio di leva mi accorgerò che salire le pareti è quell'anello che mi collega totalmente all'elemento terra e la roccia in primis, la materia prima...!
Da lì un'ascesa quasi frenetica alla ricerca di sempre nuovi orizzonti alpinistici. Fino a che la nascita di mia figlia e le vicissitudini personali successive mi obbligheranno ad una frenata.
Alpinismo per me significa libertà, espressione di sè stessi, ricerca dell'infinito, anche se non lo nascondo, sentimenti meno nobili ma più umani come l'esibizionismo ne fanno parte.
Non intendo la montagna come "lotta coll'Alpe", ma come "vita coll'Alpe", non a caso continuerò sempre a dire che in montagna bisogna divertirsi e non soffrire.
Senti, Stile Alpino è un sito che fa "dell'andare per monti con il minimo dei mezzi" una questione di principio.
Noi rimaniamo allibiti di fronte a tanti assurdi progetti che devastano le montagne, la torre sul Matterhorn, le grandi stazioni sciistiche, le dighe, i grandi alberghi (ho visto sull'Adamello dei grattacieli che non ci sono neppure a Roma)... il motoalpinismo, il trial sui sentieri di montagna... Che pensi di tutto questo.
Io non sono mai stato in linea con l'idea un po' fiabesca e costruita di "montagna pura", che sicuramente sprigiona bei sentimenti, ma a mio avviso, ha poco a che fare con la realtà della montagna e con chi la vive ogni giorno, però nemmeno con l'urbanizzazione selvaggia dei monti.
Utilizzare nuove tecnologie per affrontare (e questa parola già la dice lunga) la montagna e diminuire in parte i rischi che derivano dall'attività alpinistica è cosa saggia, contrariamente non mi appare molto saggio lo sfruttamento indiscriminato delle sue risorse ed il tentativo di "addomesticamento" in nome del consumismo.
Che esistano delle isole per permettere a chiunque di vivere la montagna, ed ammirarne le bellezze mi trova d'accordo, non mi trova invece d'accordo che si tenti di fare l'esatto opposto.
Faccio un esempio per capirci meglio:
Fino a vent'anni e fa e forse meno, affrontare una spedizione himalayana significava prepararsi sia tecnicamente che atleticamente ad un terreno d'avventura tra i più ostili, oggi le spedizioni commerciali lo hanno reso quasi un giretto in giostra al Luna Park.
I danni derivanti? Sicuramente la banalizzazione culturale del limite è un danno notevole, ma ancor peggiore è il danno derivante ad esempio dalle tonnellate di rifiuti attualmente intrasportabili che ricoprono i campi base ed in alcuni casi lunghi tratti di salita a cime come l'Everest.
E mi fermo quì perché il discorso sarebbe lunghissimo e complesso per affrontarlo in questa sede.
Grazie Stefano.
Ci vediamo in montagna
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