La scorsa settimana abbiamo fatto 4 passi fino sull'Ebro e ritorno dal Rifugio Orsi, passando dalle stalle e dalle Bocche di Crenna.
A parte l'indescrivibile processione di macchine e cacciatori che si avvicendavano sulla strada che sale verso il colle, arrivando in prossimità del cancello delle Bocche di Crenna a circa 1500 metri di quota, ci siamo trovati davanti ad una strada percorribile tranquillamente da un mezzo pesante che scende verso la val Borbera, sulla strada che dal paese di Cosola sale verso le Capanne.
Ci piacerebbe tanto sapere a che cosa serve una strada che sale fino lassù.
Forse per mettere in comunicazione le due valli? si faceva troppa fatica a scendere di qualche chilometro e percorrere le strade già esistenti a minore quota?
A chi potrebbe giovare una strada che durante l'inverno comunque risulterebbe impraticabile per la troppa neve e per le condizioni poco agevoli?
Forse per i già numerosi motociclisti e fuoristrada che ILLEGALMENTE percorrono la via di cresta?
O forse è solo l'inizio, poi si prevede di asfaltare anche la via di Cresta?
Non si sa mai, potrebbe essere che a qualcuno piaccia andare sull'Ebro in macchina...
io lo farei... magari con 4/5 punti di ristoro lungo la salita, non si sa che venga sete per la troppa calura ed il condizionatore scarico.
giovedì 25 settembre 2008
Monte Ebro - Bocche di Crenna - Val Curone - Val Borbera - ennesimo scempio
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giovedì 28 agosto 2008
I NODI DI FRANZ BACHMANN

I NODI DI FRANZ BACHMANN
Su questo simpaticissimo sito www.eneafiorentini.it ho trovato una sezione dedicata ai nodi utili per effettuare nodi bloccanti e a scorrimento lento anche senza maniglie (jumar)o altri attrezzi.
Interessantissima segnalazione, perchè non sempre in caso di necessità o soccorso si hanno sempre e comunque tutte le attrezzature del caso, e imparare o rispolverare questi nodi è utilissimo ed in alcuni casi indispensabilmente vitale.
ve la propongo come promemoria.
1 - Dal Nodo Moschettone al Nodo FB-asola
2 - Nodi per la risalita - toprope
3 - Nodi bloccanti per le ferrate
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venerdì 8 agosto 2008
Accanimento mediatico

Prendo spunto dall'articolo uscito su montagna.tv http://www.montagna.tv/?q=node/8291
Mi ero riproposto di non scrivere nulla sulla vicenda che mi sembrava già triste di per sè nonostante la buona riuscita della spedizione e purtroppo la morte di Karl, ma due parole posso spenderle.
Questa vicenda e le successive sul K2 hanno sviluppato nell'opinione pubblica un forte interesse spinto mediaticamente all'eccesso dalla stampa.
Decine di alpinisti muoiono sulle pendici delle piccole e grandi montagne, e se non fosse per l'interesse di qualche giornalista che ingrandisce a tutti i costi le cose trasformando la notizia in una perenne polemica, tutto passerebbe in secondo piano.
Invece no, la notizia deve essere data, e i risvolti devono essere messi in modo da suscitare dubbio nel lettore... Chi paga la spedizione? era necessario muovere uomini e mezzi? come mai erano li? ecc...
Sarebbe tanto bello e semplice dire che una piccola squadra di volonterosi e volontari si è mossa dall'Italia per Amicizia e non per interesse per stare vicino e poter tentare di aiutare in qualche modo amici che si trovavano in difficoltà, ma questo non fa mai notizia.
Certo, anche i soccorritori sono consci che sulle grandi montagne è difficilissimo portare soccorso in quanto sia la quota e le condizioni ambientali non permettono interventi massicci con mezzi e persone come sulle Alpi, ma è bello che per amicizia siano li a tentare, anche solo per comunicare telefonicamente dal campo base.
Alla fine è sempre la stessa storia, le polemiche sul Nanga Parbat e K2 si affievoliranno per riaccendersi sul prossimo caso che può fare notizia.
Ritengo si dovrebbe cambiare metodo... ma ad ognuno il proprio mestiere e la propria coscienza.
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mercoledì 6 agosto 2008
Alpinismo - Le regole che dovrebbero essere rispettate

nella foto: Benoit Chamoux e Kurt Diemberger
Nel 1996 dopo la morte di Benoit Chamoux che morì nell’ottobre del 1995 sul Kanchenjunga. in occasione del "Forum della montagna" vennero stilate delle regole per l'autosoccorso ed il soccorso da parte delle spedizioni presenti sulla e ai piedi della montagna.
Regole che non vennero mai prese in considerazione, ma che andrebbero rilette in un'ottica più che attuale visti gli esiti degli ultimi avvenimenti.
http://www.montagna.tv/?q=node/8276
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Il grande ultimo progetto di Patrick Berhault

Il progetto che aveva pensato Patrick Berhault e per il quale ha perso la vita si sta realizzando:
le 82 vette oltre i 4000 metri delle Alpi in 82 giorni.
Le vittorie portate a casa sono:
Sessantacinque vette in quarantuno giorni.
http://www.montagna.org/node/4910
In bocca al lupo ragazzi!
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Etichette: Alpinismo
Cervino Cinemountain


Vince 11° festival CineMountain la pellicola di Gilles Chappaz e Raphael Lassablière "Berhault".
http://www.montagna.tv/?q=node/8261
Un elogio al grande alpinista e uomo, quale era Patrick Berhault, soprattutto il lato umano, la sua indole buona e la sue regole sia sportive che nella vita, e la sua umiltà.
Ricordo di averlo conosciuto, assistendo ad una sua conferenza, queste doti tanto elogiate da tutti trasparivano solo nel vederlo e sentendolo parlare.
Con quel suo parlare italo francese riusciva a trasmettere tranquillità e serenità, mentre raccontava le sue straordinarie imprese.
Il tutto grazie alle testimonianze di Patrick Edlinger, suo grande amico e tra i più grandi esponenti dell’arrampicata moderna, e alle innumerevoli testimonianze delle interviste di Berhault.
Sono proprio contento che la sua figura venga nuovamente riproposta, anche se sono convinto che sia restato nei cuori di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
Patrck Berhault...
Questo scrivevo il giorno dopo la sua scomparsa, il 29 aprile 2004...
Stamattina apro con una notizia giuntami ieri sera verso la 22.00...
è morto Patrick Berhault. un grandissimo alpinista, una guida alpina Francese di Chamonix...
un personaggio che avevo conosciuto dal vivo, per cui la notizia mi ha lasciato abbastanza sconvolto, perchè lo conoscevo, sapevo come operava e la sua figura di guida alpina, piccola ma estremamente sicura era sintomo di persona affidabile, ricordo l'ultima volta che l'avevo visto, era alla presentazione del suo periplo dell'arco alpino 2000-2001 a marzo del 2002, era salito sul palco con il suo zaino, piccolo di statura, aveva appunto evidenziato alcuni passaggi gli erano restati difficili appunto per la sua altezza, che non arrivava a prendere gli appigli naturali che i passaggi chiave richiedevano...
Mi avevano colpito le sue gambe leggermente storte, ma di una potenza estrema, viste le dimensioni.
Era subito entrato nella simpatia del pubblico che stava ad ascoltare, con quel suo Italiano-francese aveva raccontato tutto il viaggio alpino e commentato il film che aveva prodotto durante i mesi di arrampicata, passando da una vetta all'altra.
Era Buono, a lui non interessava la conquista del primato della vetta, cercava la sfida con se stesso, con la montagna e lo faceva nel rispetto delle sue regole e non disdegnava di arrampicare o andare in montagna con nessuno, era amichevole e cordiale con tutti, tanto è vero che all'impresa del viaggio alpino hanno collaborato tantissime persone, anche non famose e non della sua cerchia di amici, gente comune che per solidarietà e amicizia lo accompagnava alla base delle pareti, o saliva un pezzo con lui.
Il mondo perde una persona eccezionale, era anche definito il "PROFESSORE", in quanto insegnava ai corsi nazionali delle Guide Apine Francesi.
Mi dispiace tanto, soprattutto ora che stavo per riprendere la mia grande passione per le vette, continuerò a fare quello che ho sempre fatto, ma con un mattoncino in più sul cuore...
... l'unica consolazione amara è che come altri amici ha lasciato la vita dove ha sempre vissuto, tra le vette e la montagna ha voluto portarselo via, per sempre.
La sua fine è stata paragonata a quella del Mitico Hermann Buhl che per una fatale casualità (o no...) è avvenuta lo stesso anno in cui Patrick Berhault è nato nel 1957....
vi lascio il suo necrologio con le fasi finali della sua ultima salita...
Il celebre alpinista francese, protagonista del periplo alpino tra il 2000 e il 2001, è scivolato da un lastrone sul Taeschhorn, in Svizzera
ZERMATT (Svi), 29 aprile 2004 - Tra i colleghi e gli amici della rinomata scuola di alpinismo di Chamonix, Patrick Berhault andava celebre per la prudenza. Per l'attenzione meticolosa che metteva in ogni sua mossa in montagna fin dall'inizio della carriera, quando era ancora ragazzino e con l'amico d'infanzia Patrick Edlinger aveva tentato le prime ascensioni in Slovenia. Da escludere insomma che possa essere stato qualcosa di diverso da una imponderabile fatalità l'origine della tragica caduta di ieri mattina, mentre con l'amico Philippe Magnin era ormai a pochi metri dalla cima del Taeschhorn (4491 m.), nel cantone Vallese, in Svizzera. Una caduta di oltre 600 metri che ne ha causato il decesso, constatato dai medici dell'elisoccorso durante il trasporto nell'ospedale di Zermatt.
Quella del Taeschhorn era la cima numero sessantasei nella lista di un'impresa che da marzo aveva completamete coinvolto Berhault e Magnin. I due si erano prefissati di scalare tutti le 82 cime alpine sopra i 4000 metri. Ieri mattina si erano già lasciati alle spalle la cima Mischabeljosh Bivouac a 3.851 metri d'altezza, e dopo tre chilometri di
cammino, attorno alle 11.20 erano saliti fino a quota 4100, con l'intento di raggiungere il Taeschhorn, quindi il Dom (4545), il Lenzspitze (4294) e il Nadelhorn (4327). Un cammino in quel tratto facile, lungo un sentiero, nulla di nemmeno apparentemente pericoloso. Tanto che nemmeno due esperti come loro, nonostante la scarsa visibilità, hanno ritenuto necessario indossare le imbragature. Camminavano lungo le pareti della montagna, tranquilli, quando il terreno ha cominciato a cedere. Il lastrone sul quale era Berhault si è staccato, trascinando l'alpinista per oltre 600 metri, fino a quota 3800. Dove è stato pietosamente raccolto dai militi del soccorso alpino.
Piccolo di statura, sempre sorridente e amichevole, Berhault era ben voluto da tutti. Innumerevoli le sue scalate e le vie aperte in tutto il mondo, in Himalaya, sulle Ande, e perfino in Africa. Anche se, come racconta Jean-Michel Asselin, giornalista della rivista d'alpinismo francese, 'Glenat Presse': "Amava tutte le montagne del mondo, ma le Alpi sono sempre state il suo giardino. Le ha attraversate in lungo e in largo". E proprio il periplo dell'arco alpino compiuto tra l'agosto del 2000 e il febbraio 2001 è stata l'impresa che lo ha fatto conoscere in tutto il mondo. In quell'occasione, in compagnia ogni volta di alpinisti diversi, ha scalato 22 vette, partendo dalla Slovenia e arrivando a Mentone, in Francia.
Un'altra sua impresa memorabile è stata quella del febbraio dello scorso anno, quando, con il solito Philippe Magnin, facendo base sul versante italiano, a quota 3850 m., in 9 giorni ha scalato le otto più belle vie ghiacciate del Monte Bianco ad una temperatura media di -25°.
Particolari se vi interessa approfondire:
http://www.gazzetta.it/primi_piani/altri_sport/2004/pp_1.0.364037757.shtml
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giovedì 31 luglio 2008
Ossigeno in alta quota? pareri contrastanti

Considero l'alpinismo una sorta di stile di vita.
Nessuna regola è imposta, ogni alpinista dovrebbe scalate per se stesso, non per gareggiare con altri.
Detto questo riconosco che una cima raggiunta con l'ausilio dell'ossigeno ha una valenza diversa che averlo raggiunto senza farne uso.
La sfida e il confronto è con se stessi, chi bara, dicendo di non farne uso e poi in realtà lo usa, mente a se stesso, prima ancora che al mondo.
L'ossigeno utilizzato come emergenza o pericolo di vita trova in molti una approvazione, altri, i puristi si rifiutano proprio di considerarlo nelle "cose da portare".
Punti di vista che non spostano l'attenzione, non lo considero DOPING, utilizzato in ambito alpinistico, proprio per la sostanza di fondo che non dovrebbe mai essere una gara.
Un individuo gareggia con se stesso, mettendosi alla prova.
Chi vuole far valere la sua salita per lo sponsor o per altri scopi al di fuori della pura sfida con se stessi, dovrebbe essere valutato per la prestazione con o senza ossigeno.
Ci sono imprese portate "quasi" a termine e fallite senza l'utilizzo di ossigeno che sono di gran lunga più ardue di quelle che arrivano in cima respirando Ossigeno con la maschera.
Non voglio giudicare, ognuno si confronta con la propria coscienza.
--
Bi
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Bi
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